Associazione

 

Mediterran: il nostro stile di vita

La nostra Associazione italo-francese “Mediterran: il nostro stile di vita” è ideatrice del Festival Internazionale della Cucina Mediterranea, in collaborazione con Slow Food. Svolge attività in favore del buon governo della regione Mediterraneo e di educazione alimentare. Contro i modelli nutrizionali costrittivi, contro i disturbi causati dagli squilibri dietetici derivanti, per riscoprire i segreti della cucina mediterranea, i suoi sapori e i suoi piaceri. Perché il piacere, la salute, la bellezza e l’armonia non siano un “lusso” esclusivo di un potere commerciale, dettato da modelli sociali dominanti: ma il nostro diritto più “intimo” alla salute. Perché sono anche i regimi alimentari costrittivi, e le restrizioni dietetiche cognitive, voluti a controllo dei nostri piaceri, a recar danni alla nostra salute. Mentre è un sano e naturale piacere verso il cibo a portarcela in dono: grazie al suo convivio. Contro la religione dei corpi che riduce l’uomo a merce, per trasformare il nostro stile di vita in idolatria della bellezza. Moda della liturgia alimentare dell’ortoressia, celebrata come via per la purezza, al servizio di una nuova Divinità.

Il nostro Festival

Il nostro Festival offre nel mese di settembre, sulla durata di 5 giorni, una combinazione di conferenze, formazioni, concerti e narrazioni teatrali, sul tema dell’arte mediterranea. Attraverso le sue storie, le sue pratiche e le confluenze delle sue tradizioni. Guidati in un percorso culturale si ascoltano racconti, musiche, poesie, sorseggiando vini della tradizione e gustando i piatti più remoti. Scoprendo i locali e il fascino inter-culturale del quartiere di San Salvario. Il tutto in un omaggio al convivio della cucina mediterranea. Dove la diversità bio-culturale di un patrimonio immateriale, di uguali origini ebraiche, cristiane e mussulmane, contribuì alla nascita del “Rinascimento Mediterraneo”. Illuminando in seguito l’Europa continentale e le corti del mondo intero: nell’elevazione universale del bene comune dell’umanità.

 

Perché un Festival della cucina Mediterranea

La regione Mediterraneo si estende su più di due milioni di km2: dal Nord Italia fino al Marocco (da Nord a Sud) e dal Portogallo alla Giordania (da Ovest a Est). Un terzo della produzione alimentare dell’umanità proviene dalla regione Mediterraneo. Che rappresenta uno dei più grandi territori planetari di piante endemiche e di epicentri della diversità vegetale. La biodiversità del bacino mediterraneo è secondo al mondo, solo dopo l’Amazzonia. In questa ottica, il Mediterraneo può essere definito uno dei piu grandi musei del mondo. Dato che raggruppa, lui solo: un quarto dei siti culturali e naturali inscritti dall’UNESCO sulla lista del “Patrimonio Mondiale dell’Umanità”.

 

Un messaggio internazionale racchiuso nel nostro Festival

Perché sostenere e promuovere l’eccellenza di un “nuovo modello di sviluppo mediterraneo” veda come fulcro l’immenso valore mondiale del suo mercato eco agro-alimentare. Perché la cooperazione e l’empatia verso la diversità bio-culturale del Mediterraneo siano il motore di nuove economie “verdi”. Riequilibrando verso Sud l’attuale baricentro Nord-Est dell’Europa. Un’Europa che attraverso l’attuale crisi socio-economica sta riducendo l’Italia e la Francia, suoi membri fondatori, ad un ruolo secondario. All’interno di un’Unione comunitaria che vede ormai Portogallo, Grecia, Spagna come satelliti periferici di subordinata importanza.

“…La Dieta Mediterranea merita di essere considerata sempre più come uno strumento politico. Per un nuovo modello di sviluppo socio-economico per la Regione Mediterraneo: visto la sua nuova dimensione strategica per l’agricoltura, la pesca, l’ambiente, la sicurezza alimentare, la nutrizione, lo sviluppo sostenibile, i rischi ambientali ed i cambiamenti climatici. Il suo modello di gestione del territorio – a bassa impronta ecologica – ci interroga sulle responsabilità socio-economiche, culturali e ambientali e sull’azione politica comune in questa regione strategica del mondo. Per poter ripartire proprio dal Mediterraneo – epicentro del disordine internazionale – e poter ricostruire un avvenire comune. Per un nuovo modello di società globale. Per una riconciliazione tra il Nord e il Sud dell’Europa, del Mediterraneo e del Mondo…”